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Ora vogliono anche ,45 euro per disattivazione linea. Potete consigliarmi che fare per chiudere,senza costi, tale situazione. Grazie mille. Perfabore non riesco a intrate in basa date per cambiare modul de pagare cambiando banca e codice iban. Salve mi sto ritrovando a pagare oltre di conguaglio si luce ma o demprd pagato le bollette cosa devo fare ora c sono d mezzo anke gli avvocati.

In data 8. Genevieve Goossens Via Moltedo Imperia cell. Per Gabriela. Oppure lo mandano in garanzia in riparazione. Salve, noi siamo GuidaConsumatore, una rivista online che informa gratuitamente i consumatori. Per abbonarsi dovrebbe contattarli direttamente.

Noi non abbiamo alcun rapporto con loro. Buongiorno, vorrei abbonarmi alla rivista Altroconsumo, ma vorrei pagare tramite posta e non banca. Resto in attesa dei dati specifici e ringrazio per la collaborazione. Cordiali saluti Patrizia. Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati. Tags: consumo. Nelle schede che proponiamo alle pagg. Utilizzare gli apparecchi in modo efficiente ed economico ne prolunga anche la vita, e questo permette di sostituirli meno spesso o almeno fino a quando non sarà più conveniente acquistarne uno di classe energetica migliore.

Per scoprire come risparmiare a casa, vai sul nostro sito nella sezione dedicata agli elettrodomestici o nell'area casa e energia. Stefano Casiraghi Energia e riscaldamento La classe energetica non ha lo stesso valore per tutti gli elettrodomestici: ogni apparecchio è un discorso a sé.

Diverso è il caso delle lavatrici, che negli anni sono diventate più efficienti, ma la differenza di consumi tra una classe e l'altra è contenuta. È anche grazie all'evoluzione dei detersivi che le cose sono cambiate: oggi è possibile lavare i capi a basse temperature e quindi serve meno energia per scaldare l'acqua. Inoltre per sciacquare i capi è sufficiente una quantità d'acqua minore rispetto al passato.

Apparecchi più nuovi, come le asciugatrici, sono ancora in una fase di forte innovazione.

Un'altra ipotesi - davvero paradossale - è che il frigo non venga mai aperto. Come si spiega questa discordanza? I parametri utilizzati per il calcolo dell'etichetta energetica dovrebbero essere rivisti perché oggi tutte la lavatrici offrono la possibilità di lavare a basse temperature.

Più lineare l'andamento delle prestazioni globali dei prodotti lavaggio, centrifuga, risciacquo Secondo i nostri test il risparmio è superiore vedi grafico a fianco.

In questo caso dunque il risparmio è possibile.

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Il programma ECO utilizza meno acqua e temperature più basse permettendo il risparmio energetico , ma il lavaggio ha tempi lunghi, oltre 2 ore e mezza. Il nostro test invece è più completo e conteggia il consumo di entrambi i programmi ECO e Universale.

Le prove dei nostri test evidenziano una diminuzione concreta dei consumi per le classi www. Anche le prestazioni globali dei prodotti migliorano: i modelli a maggiore efficienza energetica sono anche i più performanti rispetto ai modelli a resistenza elettrica. Le indicazioni sull'eventuale presenza di allergeni negli alimenti hanno ormai invaso gli scaffali.

Sono ambigue, generiche e soprattutto indiscriminate. Ecco cosa servirebbe. L a prudenza non è mai troppa, ma troppe avvertenze possono diventare pericolose, soprattutto se sono generiche e indiscriminate. Per gli allergici fare la spesa è diventato un frustrante percorso a ostacoli. Qualche numero? Franca Braga ha partecipato a un gruppo di lavoro composto da rappresentanti di associazioni di pazienti, di pubblici esercenti e di ricercatori nel campo delle allergie alimentari e della nutrizione.

Il gruppo, costituitosi spontaneamente, ha elaborato un documento, che è stato inviato al ministero dello Sviluppo economico e a quello della Sa- Prodotto in uno in cui si impie stabilimento gano Il documento suggerisce alcune modifiche alla bozza del Decreto del Presidente del consiglio dei ministri con il quale si dovranno stabilire le norme sugli allergeni contenuti negli alimenti non confezionati.

L'obiettivo è di assicurare una migliore tutela dei consumatori allergici agli alimenti e prevenire gravi reazioni anafilattiche. Alle aziende che arricchiscono le etichette dei loro prodotti con informazioni aggiuntive rispetto a quelle cui sono tenuti per legge riconosciamo una nota di merito nei nostri test.

Non denota volontà di essere trasparenti né di offrire maggiori garanzie ai consumatori allergici, che sono sempre di più. Diventa invece un modo per mettere le mani avanti e scaricarsi da responsabilità, visto che i produttori sono tenuti a garantire la sicurezza degli alimenti in vendita. Tutto questo mette in dubbio la qualità delle procedure di autocontrollo del sistema produttivo e induce a farsi domande sulla capacità, o addirittura sulla volontà, di gestire il rischio allergeni in maniera adeguata.

Troppe diciture diverse Le indicazioni precauzionali volontarie sono state regolamentate solo in Svizzera, Giappone, Sudafrica e Argentina, dove di fatto il loro utilizzo è stato vietato. Nel resto del mondo sono ampiamente usate. Negli Stati Uniti sono state censite 25 espressioni diverse per indicare questo potenziale rischio da contaminazione.

In Italia ce ne sono almeno otto, tra cui "potrebbe contenere Il gruppo di www. Un interessante studio condotto dalla Food Standard Agency britannica ha messo in evidenza come la varietà di diciture e l'uso di certi termini per esempio "tracce" fa sorgere nei consumatori dubbi sul reale rischio legato a queste avvertenze, oltre che confusione nella selezione degli alimenti da acquistare.

Inoltre, altre ricerche evidenziano che a lungo andare il proliferare di queste indicazioni sommarie genera una sorta di effetto assuefazione, aumentando la tendenza del consumatore a ignorarle.

Anche perché sono percepite come una forma di autoprotezione da parte delle aziende produttrici, e per questo considerate poco affidabili. Ci vorrebbero molte analisi per dare una risposta definitiva. Certo è che nel è apparso sulla rivista Food additives and contaminations uno studio in cui è stata valutata la contaminazione da arachidi in un campione di oltre prodotti alimentari, provenienti da dieci Paesi europei.

Insomma, che sia presente o meno il riferimento a una possibile contaminazione, il rischio per gli allergici è risultato pressoché lo stesso.

Sarebbe ora che l'industria alimentare affrontasse con maggiore serietà il problema. Vale anche per quelli di bar, chioschi o ristoranti? L'avvertenza deve essere riferita a ogni singolo alimento e non deve essere generica.

Che sia la bevanda o la brioche servita al bar oppure un piatto servito al ristorante o alla mensa, occorre riportare una specifica indicazione riguardante gli allergeni. Giochiamo con i bambini ad alternare che cosa mettere nello zaino.

E se hai bisogno di una mano per scegliere, c'è la nostra app Merendiario. S iete mai stati in una classe di una scuola primaria durante l'intervallo? Poco prima che suoni la campanella dalle cartelle escono i nuovi "mostri": barrette al cioccolato di ogni forma, focacce extralarge, sacchetti di patatine ai mille gusti, biscotti farciti, ricoperti, glassati.

Ogni tanto qualche bambino sfodera una banana o un mandarino, ma come mosche bianche gli esempi sani si perdono tra le bombe caloriche dei compagni. Ci sarebbe da puntare il dito contro chi infila queste merende negli zaini, se non fossimo noi stessi. Perché una cosa è certa: a mangiare bene è importante cominciare fin da quando si è piccoli.

Si inizia da bambini È da piccoli che si forma il gusto, cioè si sceglie quello che piace. Se si impara e ci si abitua a mangiare cibo molto dolce, molto salato, molto grasso sarà molto probabile che si cercherà e apprezzerà soprattutto quel cibo - dolce, salato, grasso - per il resto della vita. Lo sanno esperti, nutrizionisti e anche i produttori di merendine.

E questa è la potenzialità insita nei bambini: sono i consumatori del futuro, sono il prossimo target a cui le grandi aziende puntano. Ma niente illusioni - non è infilando negli zaini www.

L'educazione alimentare parte anzitutto dal buon esempio: nessuno ti seguirà nelle scelte sane se per primo non tocchi una mela o un'arancia E poi ci vuole il giusto compromesso: inutile eliminare completamente dalla dispensa merendine e snack.

Meglio usare qualche trucco e insegnare ai bambini a scegliere, variare, assaggiare cose nuove. Ideale abbinamento a un mandarino o una pera. La regola dell'uno Partiamo da una premessa. Il cioccolato non è il diavolo e l'olio di palma non è il nemico numero uno da sconfiggere. A tavola non va demonizzato alcun alimento. Idem nello zaino. Ma che sia uno. Se la colazione è già stata piuttosto golosa, a metà mattina meglio scegliere un frutto o uno yogurt.

Se invece c'è bisogno di un po' più di energia per affrontare l'ora di nuoto, ben venga qualche biscottino al cioccolato. Non è difficile insegnarlo ai bambini. Più che proibire, è meglio limitare la quantità Ma è uno soltanto. Questa semplice regola una concessione al giorno, dolce o salata che sia aiuta tutti: i genitori, che non avranno sensi di colpa e i bambini che non si sentiranno frustrati, anzi.

SABATO Latte fresco e cereali: privilegia quelli semplici riso soffiato per esempio meno ricchi in zucchero, grassi e sale. I loro gusti sembrano chiari, ma se si propongono alternative con fantasia non sono irremovibili.

Ma ci sono volte che non ho proprio fame e non mangio niente. I voti più alti vengono dati alla frutta fresca oppure a quella secca. A me la frutta non piace, ma ho trovato un trucco: porto le carote, i pomodorini o i finocchi a pezzi.

E la maestra mi dà bellissimi voti. D'estate mi piace la pesca, perché non cresce sempre? Di solito è frutta, la banana, la mela, o a volte ci sono i crackers o altro. Nella migliore delle ipotesi è miscelato con altri oli colza e girasole e questo abbassa il contenuto di grassi saturi. Per fare un esempio un cornetto classico del Mulino Bianco ha 6,3 g di grassi saturi; la brioches Granleggeri Melegatti ne ha la metà.

Quali sono? Le tortine possono essere un'alternativa al croissant: alcune contengono olio di girasole, come quella all'albicocca Coop Club 0,7 g di grassi saturi , oppure la tortina Bio Esselunga.

Tra tutte le crostatine che abbiamo analizzato non abbiamo trovato neanche una merendina senza olio di palma. I grassi saturi non sono pochi: quella al cacao dell'Esselunga, per esempio, ne contiene 5,6 g a porzione.

Se si cerca tra i plum cake qualche alternativa invece c'è: in questi casi si usa l'olio di girasole al posto di quello di palma. Un'alternativa è fare le crostatine in casa sostituendo il burro con olio extravergine di oliva servono gr di farina, gr di zucchero, gr di olio evo, 2 uova, 1 cucchiaino di lievito per dolci, 1 bustina di vanillina.

Tra gli ovetti, le barrette ripiene, in generale le merende al cioccolato l'olio di palma primeggia. Sono pochi gli esempi di prodotti senza questo grasso. E non sempre sono migliori: il Bounty, per esempio, non contiene olio di palma, ma non ha meno grassi saturi per il cocco essiccato. Lo stesso quantitativo si trova nelle barrette con Cereali Auchan e in quelle di Pam.

L'ovetto Kinder 4,5 g a pezzo non scherza. Una regola facile. Da provare. Oggi questo, domani quello Variare, dunque, è il segreto. Se l'alimentazione quotidiana è equilibrata si possono tranquillamente alternare merende più ricche ad altre più salubri vi diamo qualche idea a pagina L'importante è calibrare tutto, tenendo conto anche degli impegni sportivi e di studio dei bambini e, viceversa, delle giornate più tranquille e sedentarie.

Se poi si vuole essere ancora più scrupolosi, l'ideale sarebbe offrire e proporre le merendine con il profilo nutrizionale migliore. Certo non c'è da aspettarsi miracoli, ma gli snack non sono tutti uguali: alcuni contengo troppo sale, altri troppi grassi saturi, altri ancora sono ricchi di zuccheri. Se hai dubbi, usa la nostra banca dati. Entrambe sono dolci, ma con un contenuto in grassi decisamente diverso in qualità e quantità: non a caso uno contiene olio di palma.

Nel è diventato obbligatorio specificare in etichetta il tipo di grasso vegetale usato, e tutti a chiedersi: che cos'è? Sull'olio di palma si è detto tutto e il contrario di tutto: fa male? No, fa bene. È cancerogeno? No, ha gli antiossidanti.

Nuoce all'ambiente? No, è certificato. Nel dubbio, qualche mamma ha fatto piazza pulita in dispensa di Nutella e qualsiasi altra merendina lo contenesse. Anzitutto, infor- mandosi, rispondiamo noi. Lo si usa da decenni perché è solido e quindi rende gli alimenti cremosi o croccanti, senza influenzarne i sapori. Purtroppo proprio come quest'ultimo, l'olio di palma contiene molti grassi saturi.

Se si assume in grandi quantità i rischi per cuore e circolazione ci sono, e sono innegabili. E qui sta il nocciolo della questione: l'olio di palma è in moltissimi prodotti. Variare, dunque, ancora una volta è la soluzione. Ma l'altro olio è meglio? Per esempio, l'olio di 4 Merende banco frigo 5 Biscotti e wafer 6 Snack salati Le merende da banco frigo sono di diverso tipo budini, snack salati, yogurt Meglio scegliere quelle che non sono ricoperte di cioccolato, come la merendina allo yogurt della Plasmon: ne contiene solo 2 g a pezzo.

È un mondo vario quello dei biscotti. Chi vuole evitare l'olio di palma ha tre possibilità: scegliere i Pavesini praticamente senza grassi, , decidere di arrendersi al burro con i Choco Leibniz al latte della Bahlsen o "cadere" sui biscotti con l'olio di cocco Wafer Napolitaner Loacker.

È importante leggere sempre l'etichetta: a prima vista non si direbbe, ma i wafer alla vaniglia Carrefour e quelli al latte Auchan hanno ben 12 g di grassi saturi a pacchetto.

Lo stesso vale per grissini e taralli. Non vale per le schiacciatine: tutte quelle nella nostra banca dati contengono olio di palma. Rispetto a questi è meglio anche una pizzetta. A Anche se alcune aziende lo usano, nessun prodotto nella nostra banca dati ha in etichetta il logo della certificazione RSPO Roundtable on Sustainable Palm Oil , per l'olio di palma sostenibile.

Usano olio di palma certificato e comunicano sul sito in modo chiaro il proprio impegno cocco: tuttavia sarà il nome e il richiamo alla frutta, ma questo olio - usato per le margarine e la produzione dolciaria industriale - generalmente non spaventa tanto. Eppure cento grammi di olio di cocco contengono quasi 87 g di grassi saturi contro i 47 g presenti nel palma , un disastro per la salute. E che dire del caro, vecchio burro?

Oltre ad avere la stessa quantità di grassi saturi del palma, con il burro si deve anche pensare al colesterolo. Facile, invece, capire perché non si usi l'olio di oliva, ricco di monoinsaturi, grassi decisamente migliori per l'organismo. È una rarità: troppo caro per l'industria alimentare. E meno versatile. Che cosa fanno i produttori 2.

Usano olio di palma certificato, ma comunicano sul sito in modo poco chiaro il proprio impegno 3. Usano olio di palma certificato, ma non lo comunicano sul sito 4. Qualche marchio ha cavalcato l'onda, facendo dell'assenza di olio di palma un vanto da mettere ben in mostra sulla confezione. Misura per esempio - e prima non lo faceva - lo mette ben in vista sulla confezione dei suoi cracker integrali.

Ma non è l'unica azienda. I produttori coinvolti nella questione - sono moltissimi - hanno scelto strade diverse. Abbiamo verificato come si muovono trovate una sintesi dei risultati dell'inchiesta qui accanto. Anche nel campo della grande distribuzione le reazioni sono differenti: Esselunga e Auchan non hanno la certificazione ambientale per l'olio di palma, ma ci rispondono di essere al lavoro per studiare nuove ricette che lo escludano ma non lo dicono ai consumatori sui loro siti aziendali.

Conad non ci ha mai risposto e non ha una posizione aziendale chiara sull'argomento sul proprio sito. Coop e Carrefour, invece, si dichiarano impegnate su un duplice fronte: in alcuni prodotti puntano a sostituire l'olio di palma con un grasso dal profilo nutrizionale migliore, in altri casi invece continueranno ad utilizzarlo, ma si impegnano a usarlo solo se certificato.

Molte aziende non potendovi rinunciare, hanno scelto di impiegare l'olio di palma certificato. Insomma per ora si sta discutendo per trovare soluzioni alternative. Noi, nel frattempo, diamo un consiglio: insegniamo ai bambini a mangiare bene. Servirà sempre e comunque. Anche se i batteri ci sono, per affrontarli bastano acqua e sapone.

O nnipresente, fedele, sempre con noi, giorno e notte. Il telefono cellulare è l'oggetto da cui ormai non ci si separa più, in nessuna circostanza. Ci segue ovunque, anche dove forse non dovrebbe. Ed è uno dei più sporchi che maneggiamo, un vero e proprio incubatore di microbi. Alcuni studi americani e inglesi hanno mostrato che telefoni, smartphone, tablet e pc possono avere più batteri di un'asse del gabinetto, di una banconota o della maniglia di una porta.

Semplice capire perché: il telefono lo abbiamo sempre in mano, lo puliamo poco o mai, lo appoggiamo ovunque, lo passiamo agli amici per mostrare foto o ascoltare musica. E poi lo avviciniamo alla bocca per www. Non solo. I cellulari si scaldano e vengono tenuti spesso in tasca: il loro tepore è la culla ideale per il proliferare dei batteri. Nonostante questo, bando agli allarmismi: con un minimo di comuni pratiche utili a salvaguardare l'igiene, qualche accorgimento semplice e un po' di buonsenso non si corre alcun pericolo.

Come spesso scriviamo, è inutile - e anzi potenzialmente dannoso vivere in un ambiente sterile: i batteri sono parte della nostra vita e l'organismo impara a sviluppare anticorpi e a convivere con la maggior parte dei germi. L'allarmismo serve quasi sempre più che altro a cercare di vendere prodotti inutili. Per vederci chiaro abbiamo fatto un test, aiutati da alcuni volontari che hanno messo a disposizione i loro apparecchi. Abbiamo verificato le condizioni igieniche della superficie di 25 dispositivi hi tech - tra smartphone, tablet e pc - e li abbiamo confrontati con le superfici potenzialmente più sporche in circolazione: banconote, l'asse di un gabinetto e le maniglie delle porte di un bagno pubblico quello di Altroconsumo.

In pratica, abbiamo misurato quanti batteri c'erano i risultati sono qui in basso nella pagina. Il test è confortante: smartphone, tablet e tastiere del pc erano sporchi, a volte anche molto, ma non contaminati da batteri di origine fecale né dal pericoloso Escherichia Coli, che abbiamo appositamente cercato. Nella classifica degli apparecchi più sporchi hanno vinto i tablet, seguiti da notebook e tastiere del pc.

Gli smartphone sono risultati in media i più puliti. In media, gli apparecchi elettronici sono risultati meno contaminati della tavoletta del wc, ma in qualche caso, al contrario, sono risultati molto più sporchi: uno smartphone e un tablet hanno ottenuto i risultati peggiori in assoluto dell'inchiesta.

Le cifre indicano la carica batterica totale che abbiamo trovato, per ogni categoria, nel caso migliore e in quello peggiore. Pensateci un attimo: laviamo il bagno tutti i giorni, ma non puliamo quasi mai lo schermo del telefono né la tastiera del pc.

A meno di incidenti clamorosi: un caffè rovesciato, una macchia di sugo, delle ditate troppo evidenti. Bisognerebbe invece prendere l'abitudine di mantenere puliti schermi e tastiere regolarmente. Ma come? La regola di base, la prima che una mamma insegna ai suoi bambini, vale anche in questo caso: lavarsi spesso le mani, specialmente dopo essere stati in bagno.

Acqua e un normale sapone, una bella sfregata, e la carica batterica che si trasmette al telefono è decisamente ridotta. Quella di lavarsi spesso le mani ottima misura anche per prevenire l'influenza è quindi la prima regola. Il sapone basta: l'utilizzo di prodotti disinfettanti gel o altro non è consigliato.

Bisogna poi ricordarsi di ripulire i nostri apparecchi, cosa che spesso non si fa, anche per il timore di danneggiarli. Ma il modo c'è. In una nostra precedente indagine avevamo analizzato i prodotti destinati nello specifico alla pulizia di schermi e tastiere, paragonandoli con normali lavavetri, con le salviette umidificate e con il semplice passaggio di un panno in microfibra.

Le salviettine erano risultate quasi del tutto inefficaci: meglio lasciarle perdere. È preferibile un semplice panno in microfibra umido, anche se da solo non riesce a togliere lo sporco particolarmente difficile, come le sostanze grasse. Buoni risultati invece per i kit specifici. Meglio evitare prodotti troppo aggressivi, che potrebbero danneggiare gli apparecchi e bisogna stare anche attenti a non essere troppo energici durante la pulizia, per non rimuovere lo strato protettivo degli schermi.

Per quel che riguarda le tastiere dei pc, le più pulite sono quelle piatte e senza troppi anfratti in cui possano annidarsi sporco e batteri. Utili per smartphone e tablet - anche perché si possono sostituire - sono i rivestimenti per gli schermi.

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Per concludere: in condizioni normali il nostro organismo si difende bene dai batteri. Lavarsi più spesso le mani e pulire le superfici più utilizzate - dalle maniglie agli smartphone agli interruttori della luce - con un panno in microfibra umido è sufficiente. Non è il caso di preferire prodotti con caratteristiche antibatteriche.

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